Si tratta di una delle principali incomprensioni che un investitore spesso fa nei confronti delle criptovalute: “Se Ethereum è un progetto sorretto comunque dalla Ethereum Foundation, allora vi sono delle azioni che possono essere acquistate per entrarne a far parte come socio”.

Ebbene, non è così. Ethereum non ha azioni. La Ethereum Foundation non è una società (si tratta di una semplice organizzazione, con strutture diverse dalle compagnie o dalle tradizionali no-profit).

La prima e più importante distinzione che bisogna fare quando ci si approccia al mondo delle criptovalute in generale e di Ethereum in particolare è che non si sta operando con asset, equity o bonds, ovvero con strumenti finanziari tradizionali.

Il mondo delle criptovalute si regge sui token, e questi sono, volendo mantenere un’analogia con le strutture finanziarie tradizionali, una merce e non un bene.

In questo approfondimento andremo a evidenziare qual è la differenza tra Ethereum e le azioni e per quale motivo investire in ETH è un’operazione completamente diversa dall’investire in azioni.

Inoltre mostreremo per quale motivo le criptovalute, fintantoché resteranno fedeli all’originario impianto fondamentale inaugurato da Satoshi Nakamoto con il Bitcoin, non potranno mai rientrare entro i parametri di asset finanziari tradizionali.

Perché Ethereum non ha azioni (e non le avrà mai)

Le azioni sono titoli di rendita. Esse furono ideate alla fine del XVII secolo con uno scopo ben preciso: permettere il finanziamento esterno di società e compagnie in rapida crescita e sviluppo.

Nel corso dei secoli questa struttura è stata perfezionata a più riprese, fino a giungere a un impianto decisamente molto più complesso. Detto questo, il senso delle azioni rimane sempre lo stesso.

Si tratta di titoli di rendita che danno diritto a una parte degli utili futuri di una società tenendo conto del tasso d’interesse corrente (questo viene solitamente calcolato sulla base dei Titoli di Stato a 10 anni).

Quindi l’investitore finanzia un’attività acquistando le sue azioni. Alla società rientrano i soldi dell’investitore e quest’ultimo, invece, ottiene in cambio una quota.

Questa non è, contrariamente a quanto afferma il senso comune, una quota di proprietà della società. Si tratta piuttosto di una quota di diritto sugli utili futuri.

Ecco perché l’azionista può vendere il proprio diritto agli utili ma non la propria quota di società. La società in quanto tale resta unita (a meno che non si decida altrimenti nel Consiglio di Amministrazione), ma è la rendita derivata dalla spartizione degli utili in eccesso che viene indirizzata a un nuovo proprietario.

Ora, le criptovalute sono diverse. In senso stretto esse non producono utili. E in particolar modo Ethereum. Per quale motivo allora vengono analizzate secondo criteri e parametri finanziari tradizionali?

Perché al momento sono gli unici che hanno un valore universale e sono universalmente riconosciuti.

Quindi, Ethereum ha una capitalizzazione, che deriva dalla quotazione degli Ether per il numero di Ether in circolazione, ma questo non vuol dire che gli Ether debbano essere considerati alla stregua delle azioni (la capitalizzazione di una società, infatti, è data dalla somma delle azioni per la quotazione corrente).

Volendo semplificare di molto la questione, gli Ether stanno a Ethereum come le merci, i mezzi di produzione e la forza lavoro stanno a una qualsiasi azienda. Essi costituiscono allo stesso tempo il mezzo, il risultato e l’origine dei servizi della criptovaluta.

Valore e quotazione di Ethereum: la differenza con le azioni

Da questo deriva un enorme differenza sui sistemi di valutazione degli Ether.

Le azioni, infatti, vengono quotate in base alla capacità della società di corrispondere all’impegno originario stando ai tassi d’interessi correnti. Il pagamento degli azionisti non è una costante.

Si prendano le azioni Amazon: la società non ha mai rilasciato dividendi ma le sue azioni sono comunque in costante crescita. Questo perché il loro valore riflette la capacità della società di produrre utili al netto delle variazioni dei tassi d’interesse.

Questo complesso sistema di valutazione fa capo a un altrettanto complesso intreccio di società finanziarie che si occupano di determinare la salute di ciascun apparato societario (dal reparto bonds fino a quello strettamente produttivo).

Per le criptovalute si tratta di tutt’altra storia. Come è possibile valutare in termini tradizionali un asset che non produce utili in quanto è, allo stesso tempo, prodotto, materia prima e mezzo dell’intero ecosistema?

Ecco perché le quotazioni dell’Ether sono così volatili anche se la criptovaluta sta diventando sempre più stabile nel settore. Si tratta di stime.

Stime molto serie che vengono prese sul serio, motivo per cui Vitalik Buterin è realmente un miliardario e non si stima che lo sia. Ma restano comunque quotazioni che hanno solo un sottile legame con la realtà delle cose.

Se domani nessuno al mondo dovesse più ordinare da Amazon, le azioni crollerebbero, ma non a zero. Al contrario, se nessuno dovesse più utilizzare l’ecosistema Ethereum, gli ETH varrebbero precisamente 0$. Allo stesso modo, le quotazioni attuali dell’Ether non riflettono affatto la sua capacità reale sul mercato.

Ma, da un punto di vista storico, si tratta di un periodo di transizione che qualsiasi prodotto avanguardista si è trovato a fronteggiare.

I rischi che è bene conoscere se si investe in Ethereum piuttosto che azioni

Allo stesso modo un investitore che è solito operare sul mercato azionario dovrà rivalutare completamente il profilo di rischio del proprio portafogli non appena deciderà di dedicarsi al mercato delle criptovalute.

I rischi dei mercati finanziari tradizionali possono essere matematicamente calcolati e ponderati. Si può fare affidamento a modelli matematici di calcolo, gestione e ammaestramento del rischio fino a raggiungere un equilibrio che avvantaggia l’investitore.

Ecco, ad esempio, quello che fanno le grandi firme come la Berkshire Hathaway di Buffett o la Quantum Group di Soros.

Chi investe in criptovalute, invece, deve tenere a mente che la solidità delle proprie operazioni dipende da una quantità di variabili maggiori e che alcune di queste non possono essere ponderate con esattezza. Permane sempre l’elemento casuale e questo non può essere arrotondato.

Facciamo un esempio: un terremoto in Giappone può distruggere alcuni impianti core della Mitsubishi. Tuttavia i danni della società saranno ammortizzati dalle assicurazioni e dalle coperture statali, motivo per cui, dopo una volatilità contenuta, il titolo tornerà a seguire la sua precedente direttiva di sviluppo.

Se, invece, Ethereum subisce un attacco informatico, non vi sono assicurazioni che coprono i danni e semplicemente bisognerà andare ad arginare il problema con un hardfork d’emergenza. Il danno c’è e sarà visibile sui mercati.

Chi investe in criptovalute, dunque, deve necessariamente costruirsi una conoscenza a tutto tondo del settore e riuscire a comprendere le potenzialità di ciascun investimento attraverso un’analisi che non sia solo rigorosa (ovvero matematica) ma che contenga considerazioni diverse e più tecniche.

La maggior parte degli azionisti Google non hanno la benché minima idea di come funzionino e come siano strutturati i suoi algoritmi. Al contrario, un investitore in Ethereum deve avere una conoscenza (anche approssimativa) del suo protocollo e delle innovazioni di questo.

Il mondo delle Criptovalute è molto complesso, qui su Ethereum-news.it ci impegnamo per offrirti contenuti comprensibili e aggiornati così da aiutarti a capire ciò che accade nell'ecosistema ETH in maniera semplice ed efficace.

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