Vitalik Buterin, il più giovane miliardario al mondo e creatore di Ethereum, è anche una delle personalità più interessanti da seguire se si è interessati al mondo delle criptovalute.

Nato a Kolomna il 31 Gennaio 1994, la formazione giovanile di Buterin è stata fortemente influenzata dalla professione del padre, informatico.

Nel 2011, infatti, Dimitry introduce il giovane Buterin (aveva 17 anni all’epoca) alla rete Bitcoin e alle sue caratteristiche. Ma come nasce Ethereum e, soprattutto, qual è l’idea di partenza? Come saprai, infatti, Ethereum va live il 30 Luglio 2015, dopo che Vitalik poté dedicarsi al progetto a tempo pieno grazie alla borsa di studio della Thiel Fellowship.

Cosa lo ha portato a vincere questa borsa di studio? Qual era l’idea che ha convinto la Thiel Foundation a rendere Vitalik Buterin parte del programma Thiel Fellowship?

E, soprattutto, a distanza di oltre 6 anni da allora, quali sono gli altri progetti nati da quell’idea originaria?

Domande, queste, tutt’altro che banali e essenziali per comprendere sul lungo termine quali potranno essere gli sviluppi non solo di Ethereum ma del mondo delle criptovalute in generale.

Vitalik Buterin: la passione per l’informatica e l’idea di Ethereum

La passione per l’informatica di Buterin si sviluppa fin dalle elementari: al terzo anno viene, infatti, inserito all’interno di una classe di bimbi prodigio dedicata all’approfondimento di matematica, programmazione ed economia.

Ma il passo in avanti viene compiuto nei primi anni presso l’Università di Waterloo, presso la quale conosce e diventa assistente ricercatore di Ian A. Goldberg, co-fondatore del protocollo OTR (Off-The-Record Messaging) e Presidente del Consiglio di Amministrazione di The Tor Project.

Fu proprio in questo ambiente ricco di innovazioni che Buterin iniziò a concepire l’idea di una criptovaluta che fungesse da base e fondamento di tutto il settore. Un protocollo flessibile che potesse essere utilizzato per far nascere altri progetti e che, complessivamente, potesse puntare alla stipulazione naturale e automatica di contratti sulla blockchain.

L’incontro significativo avvenne in Israele nel 2013, quando Buterin entra in contatto con una start-up che lavorava sulla realizzazione di una blockchain che permettesse di registrare contratti finanziari.

Lì viene a conoscenza del concetto di smart contract, teorizzato da Nick Szabo, una delle menti più influenti nei primi anni di sviluppo delle criptovalute. Partendo dal concetto teorizzato da Szabo, Buterin stende il primo white paper di Ethereum, ma questo viene rifiutato dal fondatore di Mastercoin in quanto reputato troppo ambizioso e complesso da sviluppare.

Da qui nasce il mito della Crypto Valley di Canton Zugo, in Svizzera, tuttora sede ufficiale della Ethereum Foundation. Lì si riunisce la squadra che darà vita al progetto.

Ethereum: calcolatrice vs smartphone

La borsa di studio Thiel Fellowship fornisce al nascente progetto Ethereum i fondi necessari per proseguire e il progetto và live per la prima volta nel 2015, insieme ad un programma di reward per la scoperta dei bug iniziali.

Il tutto si trasforma ben presto in un successo: la ICO raccoglie complessivamente 31 mila Bitcoin (nel 2015, infatti, l’Ether viene lanciato con un prezzo di 0,0005 BTC) e il 14 Marzo 2016 Ethereum vede il primo aggiornamento.

Si tratta dell’hardfork che ha lanciato definitivamente il progetto e lo ha aperto al grande pubblico.

Sebbene il white paper fosse già stato redatto nel 2013 e la piattaforma fosse andata live nel 2015, è proprio nel 2016 che va a collocarsi la definitiva nascita di Ethereum, anno in cui la rete inizia a funzionare e l’ecosistema ad accogliere le prime start-up di blockchain 2.0.

In un’intervista Buterin affermò che la sua idea era quella di creare una criptovaluta che si rapportasse al settore come uno smartphone in rapporto ad una calcolatrice.

La seconda serve e permette di fare calcoli, ma il primo contiene un’app di calcolatrice e la può far funzionare in parallelo ad altre numerose e diverse applicazioni, creando un ecosistema a sé stante, completo e funzionale.

Ma qual è l’obiettivo di Ethereum? E a cosa sta lavorando attualmente Buterin?
Cosa ci si può aspettare in futuro da uno dei progetti più ambiziosi e ricchi di potenziali nel panorama blockchain?

Vitalik Buterin: dal PoW al PoS… fino al PoH

Ethereum ha affrontato, a fine Dicembre 2019, una delle hardfork più importanti della sua storia: Serenity. Si tratta della prima tappa del processo di trasformazione del protocollo della blockchain 2.0 da un sistema PoW (Proof of Work, secondo cui le transazioni sono validate attraverso la potenza di calcolo di nuovi blocchi, il cosiddetto mining) ad un sistema PoS (Proof of Stake, in cui la validazione dei blocchi avviene tramite il congelamento di una porzione di criptovaluta, il cosiddetto staking).

Una trasformazione non immediata che si stima terrà impegnata la Ethereum Foundation per almeno un paio d’anni e che prevede almeno altri due steps da compiere.

Ma nel frattempo Buterin non si è di certo fermato.

E mentre Ethereum 2.0 è in continua evoluzione, una delle menti più geniali nel panorama crypto contemporaneo ha rivolto la sua attenzione al PoH (Proof of Humanity), un progetto incredibilmente ambizioso della UBI, una start-up nata proprio in seno alla blockchain Ethereum.

UBI, acronimo di Universal Basic Income, punta alla creazione di un sistema di identificazione virtuale delle persone fisiche con l’obiettivo, come si legge nel white paper: “Universal basic income (UBI) is a program for a periodic payment delivered to all individuals of a given population with no strings attached.”

Un’applicazione degli smart contract, dunque, che porterebbe ad applicazioni estremamente interessanti (si prendano come esempio i sistemi elettorali) e che, tramite il token UBI, punterebbe alla creazione di un reddito base universale.

Un progetto ambizioso? Senza dubbio. Soprattutto perché conferma l’importanza di Ethereum e della sua blockchain all’interno del panorama criptovalute.

Ancora una volta Buterin ci lascia liberi di essere stupiti.

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