Proof of Stake Ethereum: nasce il futuro del progetto cripto alternativo a Bitcoin, più importante in assoluto

Tra il primo e il secondo trimestre del 2022 dovrebbe verificarsi il cosiddetto Merge, il processo attraverso il quale l’attuale blockchain di Ethereum si unirà alla Beacon Chain, dando vita a Ethereum 2.0.

Questo merge segnerà il passaggio definitivo dalla proof-of-work alla proof-of-stake. Ma quali sono le prospettive per il 2021?

Le previsioni su Ethereum rimangono positive, e il merge gioca un ruolo fondamentale.

Il progetto Ethereum dimostra, con questo ennesimo cambiamento, di saper stare al passo con i tempi e di saper soddisfare le necessità degli investitori.

Le opinioni su Ethereum diventano più costruttive e positive, e guardano alla criptovaluta Ether non più come al successore di Bitcoin, ma ne riconoscono l’autonomia in quanto protagonista di un sistema finanziario aperto e democratico grazie ai contratti di Ethereum.

Ma quali saranno le conseguenze del merge? Con questo articolo di Ethereum news vogliamo darvi una panoramica sulle prospettive che si apriranno con il passaggio alla proof-of-stake.

Perché Ethereum sceglie la proof-of-stake

La proof-of-stake e la proof-of-work rappresentano due diversi metodi per creare nuove criptovalute.

Mentre con la proof-of-work il network crea nuove monete dando una “prova di lavoro” che consiste nella risoluzione di problemi complessi che permettono di verificare i singoli blocchi, con la proof-of-stake il network sostiene la blockchain mantenendo fuori dal mercato un certo numero di criptovalute.

Dopo il merge bisognerà essere in possesso di almeno 32 Ether per poter essere classificati come “validatori”.

La proof-of-stake si presenta come un modo efficace per risolvere quello che viene definito “scalability trilemma”: un sistema che si può espandere senza incontrare problemi relativi alla scarsità delle risorse e viene detto “scalabile”, ed è ciò di cui necessita la blockchain di Ethereum, dato l’uso sempre maggiore da parte degli utenti.

Ma il sistema blockchain, per essere efficace, ha bisogno di tre caratteristiche:

  1. Sicurezza: una blockchain sicura e decentralizzata ha bisogno che ogni componente del network, ogni node, verifichi ogni transazione. Un incremento del volume di lavoro può causare ritardi e limitare il numero di transazioni;
  2. Decentralizzazione: il network funziona attraverso la comunicazione tra nodes, perché ogni node deve essere a conoscenza di ogni transazione e cambiamento. Se il numero delle transazioni aumenta, aumentano i ritardi e l’eventualità di attacchi mentre le informazioni circolano tra i nodes;
  3. Scalabilità: dei nodes potenziati potrebbero permettere più transazioni, ma allo stesso tempo diminuirebbe il numero di utenti provvisto delle risorse necessarie, e questo rappresenterebbe una minaccia alla decentralizzazione.

In sintesi, lo scalability trilemma consiste nel fatto che se si vuole aumentare il numero di transazioni senza ritardi, bisogna aumentare la capacità dei nodes; ma la necessità di risorse maggiori porrebbe una forte barriera d’entrata all’attività del mining, e diminuirebbero i nodes; ma se i nodes diminuiscono la blockchain non è più davvero decentralizzata, e sarebbe così esposta a maggiori rischi per la sicurezza.

La proof-of-stake rappresenta la soluzione migliore per permettere alla blockchain di essere più scalabile senza dover rinunciare alla sicurezza e alla decentralizzazione: con la proof-of-stake, infatti, diminuendo il costo delle operazioni – che di fatto si trasforma in un investimento a lungo termine, con guadagni costanti – si eliminano le barriere, e i nodes aumentano di numero, non di capacità.

Abbiamo però visto che un maggiore numero di nodes potrebbe causare forti ritardi nelle transazioni, e dunque altri rischi per la sicurezza. Ethereum ha valutato anche questo aspetto: in seguito al merge tra Mainnet e Beacon Chain verranno introdotte 64 shard chains, altre catene che si uniscono alla blockchain di Ethereum attraverso il meccanismo di consenso della proof-of-stake, e che avranno la funzione di velocizzare le transazioni.

Grazie a queste condizioni, la blockchain risulterà maggiormente decentralizzata, sicura e scalabile, e non sarà necessario fare uso d’ingenti risorse energetiche per creare nuove criptovalute. Questo aspetto incrementerà la sostenibilità del progetto.

Cosa cambia con il Merge di Ethereum

Attualmente il mining di Ethereum funziona secondo un processo molto simile a quello di Bitcoin: i minatori usano risorse computazionali per risolvere problemi sempre più complessi che permettano la creazione di una sorta di timbro da apporre ai singoli blocchi della catena, in modo da renderli unici, verificati e verificabili dal network, risolvendo così problemi come il double spending e quello che viene definito Byzantine Generals’ Problem, ossia il problema dei traditori all’interno di una rete.

La differenza principale tra le prime due criptovalute per capitalizzazione è che mentre Bitcoin ha una max supply – sappiamo già che non potranno essere creati più di 21 milioni di Bitcoin – Ethereum non ha programmato un numero massimo di Ether da minare.

Essendo il numero di Bitcoin ben definito, il progetto ha potuto includere un meccanismo di controllo dell’inflazione specifico – detto halving – che dimezza il premio ricevuto dai minatori a ogni 210,000 blocchi minati – circa ogni quattro anni.

Nel caso di Ether, il progetto ha dovuto mettere in atto il controllo dell’inflazione attraverso la diminuzione del numero di Ether garantite come premio fisso, ma senza mantenere la prevedibilità di Bitcoin.

Con il merge la blockchain di Ethereum passerà alla proof-of-stake: i minatori, per essere tali, dovranno possedere un certo numero di Ether, e la capacità di mining sarà proporzionale al numero di monete possedute.

Ma come influisce questo sulla produzione di Ether? Ci saranno ancora sufficienti incentivi per mantenere vivo il progetto?

Già prima dell’EIP-1559 e del London Upgrade, i minatori guadagnavano parte delle fee delle transazioni fatte su Ethereum – oltre al premio fisso.

Anche in seguito al passaggio a Ethereum 2.0, i validatori continueranno a guadagnare parte delle fee.

Il nuovo protocollo prevede un sistema secondo il quale una parte delle fees viene bruciata a ogni transazione, una parte verrà invece data ai miners – i validatori – come premio.

I miners avranno dunque ancora degli incentivi per validare le transazioni sulla blockchain, sia perché i costi del mining diminuiranno considerevolmente, sia perché il valore di Ether potrebbe notevolmente aumentare in seguito al merge.

Le prospettive per il 2021

Il merge dovrebbe verificarsi entro il primo semestre del 2022 – sul sito ufficiale di Ethereum comunicano che potrebbe accadere prima di quanto immaginiamo, ma non abbiamo una data sicura – però sembra che gli investitori vogliano anticipare il movimento rialzista.

La Beacon Chain, introdotta nel dicembre 2020, funziona come un sistema parallelo alla Mainnet, la blockchain di Ethereum, e permette il passaggio a un nuovo meccanismo di consenso senza intaccare l’attuale stato della Mainnet: il merge servirà a unirla gradualmente alla blockchain principale.

Per questo motivo, gli Ether attuali resteranno validi anche dopo il merge, senza pregiudicare il capitale degli investitori, che vedranno un probabile incremento di valore del proprio investimento.

Infatti, nel caso di Ethereum è importante riflettere sul meccanismo messo in atto dal merge a livello economico.

Secondo la più basilare delle leggi economiche, il prezzo di un bene si basa su domanda e offerta: se la domanda aumenta e l’offerta rimane invariata, il prezzo del bene sale; se l’offerta aumenta e la domanda rimane invariata, il prezzo del bene scende.

Nel caso di Ethereum, il network e i creatori hanno messo insieme un sistema che agisce proprio sulla diminuzione dell’offerta.

Mentre si ha ragione di credere che la domanda aumenterà, poiché su Ethereum si fonda la finanza decentralizzata, il ruolo combinato della proof-of-stake e del fee burning toglieranno sempre più Ether dal mercato, diminuendo così l’offerta.

Informarsi su come comprare Ethereum potrebbe essere il primo passo per valutare un investimento in Ether.

Un eventuale aumento del prezzo di Ether naturalmente influirebbe anche sui prodotti finanziari che si costruiscono sulla coin di Ethereum, come i CFD, che non solo presentano minori barriere all’entrata, ma anche possibilità di guadagno maggiori: su broker come LiquityX potresti investire su CFD di Ethereum, contratti derivati che permettono di profittare dalle oscillazioni del prezzo di mercato della criptovaluta attraverso una piattaforma di semplice utilizzo.

Il mondo delle Criptovalute è molto complesso, qui su Ethereum-news.it ci impegnamo per offrirti contenuti comprensibili e aggiornati così da aiutarti a capire ciò che accade nell'ecosistema ETH in maniera semplice ed efficace.

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