Cosa ha portato JP Morgan Chase & Co., una delle Big 4 e pilastro mondiale del settore bancario, ad interessarsi attivamente all’evoluzione del mercato delle criptovalute tra Maggio e Giugno 2021?

Un team di analisti di JP Morgan, con a capo Nikolaos Panigirtzoglou, infatti, hanno pubblicato un report che analizza e preannuncia il potenziale sorpasso di Ethereum su Bitcoin, evento che potrebbe realizzarsi, stando allo studio, entro il 2025/2026.

Ma per quale motivo JP Morgan ritiene plausibile che Ethereum possa superare Bitcoin e imporsi come nuovo leader nel settore delle valute digitali?

A quanto pare il crash subito dal settore nel mese di Maggio 2021 ha reso chiare non poche fragilità del settore. Elementi critici che il team di Nikolaos Panigirtzoglou hanno evidenziato e utilizzato per giustificare il sorpasso di Ethereum.

A seguire con l’aiuto dei nostri esperti di Ethereum News, elencheremo i principali 3 motivi di questa nuova rivoluzione interna, un cambiamento radicale di come non si vedeva dal lontano 2012. Questa rivoluzione porta due firme importanti: da un lato Elon Musk, l’eccentrico CEO di SpaceX e Tesla, dall’altro Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum e Ethereum 2.0.

1) Il sorpasso di Ethereum e l’impatto energetico

Il primo punto trattato dagli analisti di JP Morgan ha a che vedere con l’impatto energetico del Bitcoin e delle criptovalute in generale.

Non è certo una novità che il Bitcoin, con un sistema di convalidamento PoW (Proof of Work), risulti estremamente dispendioso a livello energetico. Come mai questo dato è diventato tanto rilevante proprio nel 2021, a due anni di distanza dallo “sciopero per il clima” della Thunberg e dal suo discorso all’ONU?

Come si è detto, la firma importante dietro questo cambiamento è data da Elon Musk.

Dalla fine del 2020 la Tesla è sotto i riflettori finanziari grazie alla prolissa attività del profilo Twitter dello stesso Musk. Tesla è una società che ricava la maggior parte dei propri profitti dalla vendita dei “CO2 credits”, ovvero da crediti connessi all’impatto ambientale della produzione industriale.

Nella misura in cui le emissioni della società di Musk sono minime, questa ha costruito negli anni un business imponente sulla loro commercializzazione (basti pensare che la FCA ne acquistò oltre 300 milioni nel 2020, prima della fusione con la PSA che ha dato vita alla Stellantis).

Musk, in un tweet di Febbraio 2021 aveva annunciato la possibilità di comprare Tesla in Bitcoin e comunicato la decisione di investire 1.5 miliardi di dollari in Bitcoin. Sull’onda di questa comunicazione, i Bitcoin avevano raggiunto il massimo storico a quota 62 mila dollari.

Quindi non sorprende che la contemporanea affermazione di criptovalute a minor impatto ambientale sulla scia dell’aggiornamento di Ethereum 2.0 (il Serenity) abbia provocato preoccupazione in casa Tesla: nel mese di Maggio 2021 Elon Musk si è visto costretto a ritrattare le proprie posizioni sul Bitcoin.

La Stellantis, nata a metà Gennaio 2021, ha ridotto la quantità di CO2 credits acquistati dalla Tesla e questo ha portato la società a dover ridurre la propria esposizione sui Bitcoin.

In un tweet Musk ha annunciato che finché il Bitcoin non abbatterà il suo elevato impatto ambientale la Tesla sarà costretta a ridurre la propria partecipazione e non renderà più possibile acquistare veicoli con la criptovaluta.

Una mazzata che ha visto il Bitcoin sprofondare alle quotazioni di fine 2020, perdendo oltre il 45% del proprio valore. Al contrario Ethereum, nonostante il crollo del settore, si è mantenuto in profitto di oltre il 300% dall’inizio dell’anno.

Leggi anche la guida: Ethereum Opinioni per capire se è un buon investimento

2) Il report di JP Morgan: Ethereum e il consolidamento delle partecipazioni

Un ulteriore e importante elemento è dato dal consolidamento delle partecipazioni alla rete Ethereum. Proprio su questo elemento, infatti, si focalizza il report pubblicato da JP Morgan.

Infatti la rete Ethereum, dall’entrata in vigore dell’aggiornamento Serenity, ha visto solo apparentemente un calo di partecipazione. Le analisi approfondite condotte dal team di Nikolaos Panigirtzoglou hanno evidenziato che i retail trader, interessati per lo più ad operazioni speculative, hanno ridotto la propria esposizione in Ethereum, dedicando il proprio portafogli ad asset minori.

Questo ha permesso alla rete di consolidare i propri fondamentali partecipativi, costruendosi uno zoccolo duro di validators capaci di muovere quote rilevanti di mercato (dell’ordine di milioni di dollari).

Una transazione, questa, anticipata già dallo stesso Buterin, il quale aveva affermato, in occasione del lancio dell’Ethereum 2.0, che questo nuovo processo si sarebbe pienamente consolidato solo nel 2026. Ed è proprio nel 2025/2026 che JP Morgan individua il completo superamento del Bitcoin da parte della rete Ethereum.

Un processo di consolidamento delle partecipazioni, dunque, che punta a stabilizzare il valore dell’ETH e, di conseguenza, lo renderebbe più appetibile agli investitori istituzionali.

Ethereum, dunque, secondo JP Morgan, potrebbe riuscire laddove Bitcoin ha sempre fallito e inserirsi all’interno del mercato istituzionale, aumentando considerevolmente la propria liquidità e capitalizzazione.

3) Ethereum e la FOMO: un cambio di prospettiva

La FOMO (Fear of Missing Out) ha portato molti investitori al dettaglio, nel corso del primo trimestre 2021, a muovere il proprio capitale su criptovalute minori (come Cardano) o su shitcoin (come Dogecoin o PancakeSwap).

FOMO, infatti, altro non sarebbe che la paura irrazionale di perdere un’opportunità, un fenomeno estremamente diffuso tra i piccoli investitori che ha portato,tra Marzo e Aprile, ad un progressivo riassestamento delle partecipazioni alla rete Ethereum.

Il calo di Maggio 2021, dunque, è stato prevalentemente causato da una crisi dei validators connessa alla scarsa partecipazione dei piccoli investitori al sistema di convalidamento PoS (Proof of Stake) introdotto dall’Ethereum 2.0. La maggior parte dei validators al momento sono grandi investitori e questo ha portato JP Morgan a valutare le prospettive di crescita della rete in modo estremamente positivo.

Diversamente dal Bitcoin, il cui fair value è stato posizionato a quota 30 mila circa, ETH continua ad avere un significativo margine di crescita, con target price previsto nel 2022 di 5mila dollari.

In definitiva, una battuta di arresto momentanea che ha saggiato il Supporto a quota 2mila dollari e che preparerà Ethereum ad un nuovo rialzo, stavolta più solido e promettente di quello di inizio 2021.

Il risultato del report di JP Morgan? Ethereum sta cambiando prospettiva: non più un bene puramente speculativo ma un asset che sta diventando interessante anche per gli investitori sul lungo periodo e che, con il PoS, renderebbe possibile la partecipazione ad un sistema di ricompense non più incentrato sulla potenza di calcolo (come il Bitcoin) quanto sul conseguimento di un consenso distribuito, ovvero sulla partecipazione comprovata alla rete Ethereum.

Per diventare validators e quindi, essere ricompensati per la creazione di nuovi blocchi è necessario utilizzare almeno 32 ETH e permette un rendimento compreso tra il 4% e il 10%.

I requisiti tecnici per partecipare alla convalidazione sono di gran lunga inferiori a quelli richiesti dal PoW e si è visto che è sufficiente una NVIDIA RTX 3080 per realizzare questa operazione.

Leggi anche le seguenti guide per conoscere tutti i dettagli su Ethereum:

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