Come ripetono da sempre i nostri esperti di Ethereum News, Ethereum e Dogecoin sono due realtà tanto simili quanto diverse. Entrambe criptovalute, apparentemente le loro somiglianze finirebbero qui se non fosse per l’incredibile capacità evolutiva che Dogecoin ha mostrato nel corso degli anni.

In questo approfondimento vogliamo mostrarti perché il confronto tra Ethereum e Dogecoin può significativamente incrementare il tuo potenziale di investimento e in che modo, a volte, uno scherzo può trasformarsi in un gioco allo stesso tempo rischioso e interessante.

Per confrontare al meglio Ethereum e Dogecoin andremo a considerare le tre principali categorie utili alla comprensione delle potenzialità di una criptovaluta:

  • Funzionamento;
  • Applicazioni;
  • Investimenti.

Ci teniamo, inoltre, a precisare che l’obiettivo non è quello di individuare “un vincitore” del confronto tra Ethereum e Dogecoin quanto piuttosto quello di comprendere le diverse potenzialità e se è possibile diversificare efficacemente il proprio portafogli finanziario attuando strategie di investimento che prendano in considerazione tanto Ethereum quanto Dogecoin.

Ecco perché le opinioni su Ethereum e Dogecoin come investimento, saranno concentrate solo nel paragrafo finale, in modo da aiutarti a sviluppare un tuo giudizio in merito e analizzare i due asset da un punto di vista oggettivo.

Ricorda sempre: nessun asset è da solo capace di supportare un intero portafogli di investimento. La diversificazione è parente del profitto e quanti più panieri di uova si hanno minore il rischio di fare una frittata.

Leggi anche: Ethereum Bitcoin, la guida per capire i pro e contro tra queste 2 cripto.

Funzionamento di Ethereum vs Dogecoin: le principali differenze

Dal punto di vista del funzionamento Ethereum e Dogecoin appartengono a due universi completamente diversi. Da un lato, infatti, si ha un progetto serio, partorito nel 2015 da Vitalik Buterin ed evolutosi, nel corso degli anni, in un ecosistema completo e perfettamente funzionale.

Dall’altro, invece, si ha un progetto estremamente ironico nato il 6 Dicembre 2013 per mano di Billy Markus e Jackson Palmer. Markus e Palmer, infatti, hanno puntato fin dal principio alla creazione di una criptovaluta che fungesse da metodo di pagamento (alla stregua del Bitcoin), ma che si differenziasse dai restanti progetti allora in auge.

Dogecoin, infatti, fin dal principio puntava al ridicolizzare la selvaggia speculazione che si stava avendo fin da allora sulle criptovalute.

In che modo?

Semplice: creando un conio digitale che si rivolgesse ad un’audience vastissima e che avesse un valore infinitesimale. L’ironia era non tanto quello di svincolarsi dalla selvaggia speculazione quanto, piuttosto, di ridicolizzarla grazie ad una criptovaluta che non avrebbe superato mai quota 1$.

Questo è stato reso possibile impostando fin dal principio una scarcity pressoché inesistente: ogni blocco della blockchain di Dogecoin, infatti, può contenere fino a 10 mila tokens e richiede un tempo di circa 1 minuto per essere validato.

Questo significa che in un anno possono essere creati circa 5 miliardi di token Doge.

Ethereum, al contrario, pur non avendo scarcity e pur garantendo un tempo di realizzazione dei blocchi inferiore (10/20 secondi), prevede una ricompensa per blocco molto inferiore (circa 3 ETH nel 2021), in modo da scongiurare una eccessiva dispersività della rete.

Token ETH vs DOGE: blockchain & mining

Oltre alla differenza connessa alla scarcity, Ethereum e Dogecoin differiscono soprattutto per la blockchain e per la natura del progetto. Ethereum si è evoluto negli anni diventando un capolavoro di ingegneria informatica e digitale: il suo ecosistema in costante aggiornamento si è dimostrato capace di evolversi e incorporare soluzioni via via più adatte alle sfide che i tempi pongono all’universo delle criptovalute.

Non soltanto la rete Ethereum punta a creare un sistema all’interno del quale lo sviluppo degli smart contracts di Ethereum proceda naturalmente ma, avvalendosi di un sistema proof of stake, procedere ad una partecipazione maggiormente diffusa, funzionale ed efficace.

In altre parole: una piattaforma con un obiettivo preciso e un modus operandi estremamente serio. Dall’altro, invece, si ha Dogecoin, il cui punto di partenza era creare un asset ironico, capace di ridicolizzare le restanti criptovalute e la serietà con cui la speculazione selvaggia si rivolgeva al settore.

Per far questo Dogecoin necessita di una blockchain sufficientemente veloce. Dapprima si affidò al protocollo del Litecoin, implementandone ulteriormente il tempo di realizzazione e convalida dei blocchi (come ti abbiamo detto, 1 minuto circa contro i due minuti e mezzo del Litecoin).

L’algoritmo di Proof of Work utilizza scrypt al posto dello SHA-256 del Bitcoin, richiedendo macchine più complesse per il mining.

Tuttavia la flessibilità del progetto ha reso possibile la creazione del renDOGE, una variazione del Dogecoin che semplicemente aggiunge elementi all’algoritmo che rendono il Dogecoin compatibile con la blockchain Ethereum e che, dunque, permette di stipulare smart contracts con il DOGE.

RenDOGE, lanciato nel Gennaio 2021, si avvale di un protocollo aperto che permette l’intercambiabilità tra blockchain. In questo modo Dogecoin ha reso possibile la stipulazione di smart contracts sulla blockchain di Ethereum andando a modulare due degli aspetti controversi di quest’ultima:

  • Dispendio energetico: 0.12 KWh per transazione, di contro ai 62.56 KWh di Ethereum;
  • Commissioni: con una media di 0.24$ per transazione di contro ai 4.42$ di Ethereum.

Applicazioni Ethereum vs Dogecoin: le principali differenze

Dal punto di vista delle applicazioni, Ethereum e Dogecoin presentano per lo più una differenza di target. Con l’implementazione del renDOGE nel Gennaio 2021, infatti, anche Dogecoin si è aperto al mondo degli smart contracts e all’impiego delle Dapps. Il tutto appoggiandosi alla blockchain Ethereum.

Dunque non vi sono differenze pratiche nei campi applicativi dei due?

Non proprio. Innanzitutto bisogna considerare un aspetto fondamentale: la sicurezza.

Ethereum è di gran lunga più sicuro di Dogecoin. Le costanti hardfork cui è soggetta la rete Ethereum le consentono di aggiornare costantemente i propri sistemi di sicurezza e mettersi al riparo da attacchi informatici e furti digitali.

Dogecoin, invece, non è affatto all’oscuro di simili eventi:

  • Il furto più grave si ebbe il 25 Dicembre 2013, quando un attacco informatico portò alla sparizione di milioni di DOGE;
  • Il furto più recente si è avuto, invece, l’11 Maggio 2021, quando un gruppo di utenti ha denunciato la sparizione di 121 milioni di tokens (circa 56mila dollari) da Dogevault;

Quindi non sorprende che, mentre Ethereum punta ad un riconoscimento istituzionale, DOGE non solo non ha questa ambizione ma non può contare nemmeno sui requisiti necessari ad avanzarla.

Come il progetto originario di Markus e Palmer delineava, si tratta di una criptovaluta diffusa prevalentemente negli ambienti dei piccoli investitori privati, liberamente scambiata su Reddit, Twitch e Twitter, piattaforme all’interno delle quali è possibile realizzare compravendite con DOGE o scambiarli liberamente per altre criptovalute.

Originata da un meme, Dogecoin spopola tra queste community ed è ampiamente utilizzato, contrariamente ad Ethereum che, invece, punta a player istituzionali del calibro di JP Morgan, Amazon e Microsoft.

Ethereum vs Dogecoin: Amazon vs Tesla

Uno scambio di battute interessanti, quello creatosi tra Ethereum e Dogecoin in seguito alle dichiarazioni di Amazon e Musk. Le due società che concorrono apertamente per il titolo di colosso tecnologico statunitense e americano, infatti, hanno rivolto la loro attenzione a due criptovalute altrettanto interessanti.

Da un lato, infatti, Amazon Web Services ha deciso di prendere a modello la blockchain di Ethereum per il proprio Amazon Managed Blockchain, un progetto ancora work in progress che punta a rendere Ethereum la punta di diamante per la gestione dell’immensa mole di traffico e transazioni della propria piattaforma.

Allo stesso tempo Elon Musk, CEO di Tesla e di SpaceX, si è da tempo interessato a Dogecoin e, dopo aver preso in considerazione prima il Bitcoin come mezzo di pagamento dei propri prodotti, il 9 Maggio 2021 ha annunciato che finanzierà esclusivamente in Dogecoin il satellite DOGE-1, un Cubesat con destinazione la Luna.

Dunque due campi applicativi completamente diversi ma in entrambi i casi estremamente interessanti.

Leggi anche: Ethereum caratteristiche, per capire cosa rende unico Ethereum

Gli investimenti: Ethereum vs Dogecoin

Dal punto di vista degli investimenti le due criptovalute in questione mostrano un profilo completamente diverso. Finora, infatti, ti abbiamo mostrato quanto siano diverse dal punto di vista dei fondamentali.

Da un lato vi è Ethereum con enorme potenziale tecnico e dall’altro Dogecoin, con sconfinato potenziale adattivo. Tuttavia dal punto di vista degli investimenti le due criptovalute sono molto simili:

  • Ethereum presenta una capitalizzazione di mercato di circa 190 miliardi, con volumi giornalieri medi di 12 miliardi, per un rapporto complessivo del 6.8%;
  • Dogecoin presenta una capitalizzazione di mercato di circa 20 miliardi, con volumi giornalieri medi di 1 miliardo, per un rapporto complessivo del 5%.

Dunque due criptovalute caratterizzate da un profilo decisamente stabile (per gli standard delle criptovalute, si intende). La cosa particolarmente sorprendente è che questi risultati sono stati ottenuti dinanzi ad un profilo di partecipazioni completamente diverso:

  • Ethereum, con l’aggiornamento Serenity e gli hardfork programmati per la completa applicazione del Proof of Stake, punta ad una partecipazione omogenea di medio/grandi investitori che agiscano anche come validators, scoraggiando la speculazione;
  • Dogecoin, al contrario, si trova in una situazione in cui circa il 65% dei tokens sono in realtà compresi in 98 portafogli sparsi in tutto il mondo, con i 5 maggiori che da soli coprono il 40% delle quote di mercato;

Quindi, Dogecoin mantiene un profilo equilibrato dal punto di vista del rapporto capitalizzazione/volumi in quanto la maggior parte dei tokens è in mano a singoli portafogli di investimento e un’altra buona percentuale viene attivamente utilizzata dagli utenti per transazioni reali.

La speculazione vera e propria si mantiene non oltre il 5%. Ethereum ha ottenuto un risultato simile imponendo un requisito per lo staking di 32 ETH, incentivando gli utenti alla partecipazione attiva alla rete (con ricompensa per blocco validato di 3 ETH) piuttosto che alla speculazione.

Due modus operandi estremamente importanti nell’ottica di investimenti futuri.

Investire su Ethereum vs investire su Dogecoin: differenze tecniche

Da un punto di vista tecnico, i due asset sono altrettanto diversi. Di fatto Ethereum e Dogecoin seguono due direttive di apprezzamento diverse:

  • Ethereum dipende in parte dalle performance di settore (il cosiddetto effetto Bitcoin);
  • Dogecoin, invece, si è legato alle sorti dei propri principali estimatori: gli utenti di Reddit, Twitter e Twitch.

Questo in particolar modo nel biennio 2020/2021, quando il Dogecoin ha visto un incremento complessivo di oltre il 7000% proprio sull’onda dell’interesse generale da parte di celebrità e gruppi di privati investitori.

L’universo Dogecoin, proprio per la sua natura ironica, si trova ad essere influenzato da numerosi fattori e questo costituisce uno dei maggiori punti di forza/debolezza della criptovaluta.

Ti basti pensare che nel Dicembre 2013 DOGE vide un rialzo del 300% in poche ore a causa del rischio di interdizione delle altre criptovalute in Cina, per poi crollare dell’80% in seguito alle operazioni delle mining pools principali che intasarono il sistema di tokens.

Qui sotto puoi vedere come si rapportano le quotazioni del Dogecoin con quelle di Ethereum su base giornaliera:

Le quotazioni del Dogecoin con quelle di Ethereum

Come puoi vedere, non vi è una netta corrispondenza diretta e il Dogecoin punta a presentare dei trend molto più netti e violenti di Ethereum. Una caratteristica che rende assai difficile compiere operazioni speculative sul breve periodo.

Come puoi vedere, infatti, in quest’altra immagine, dove le operazioni intra-day, sebbene presentino un ROI interessante, risultano comunque discretamente complesse da analizzare, con il momentum del trend che si consuma, per la maggior parte, in un paio di candele:

Le operazioni intra-day Doge

Al contrario, le operazioni intra-day su Ethereum, benché presentino in media dei ROI più bassi (3/4%), risultano essere maggiormente aggredibili in quanto i trend sono per lo più definiti su un numero maggiore di candele e possono essere interpretati tramite gli strumenti di analisi tecnica tradizionali:

Le operazioni intra-day Ethereum

Ethereum vs Dogecoin: pro & contro

In definitiva Ethereum e Dogecoin sono due criptovalute che si stanno imponendo sul mercato grazie ad una propria individualità unica e, sotto alcuni punti di vista, in contrasto tra loro.

Dogecoin, partito come un meme dal volto di uno shiba inu, si sta evolvendo in una criptovaluta estremamente peculiare, capace di sfruttare la propria flessibilità per diverse applicazioni.

La sua caratteristica di base, il progetto ironico a partire dal quale è nata, allo stesso tempo ne ha agevolato la diffusione e l’uso pratico e, purtroppo, le ha precluso l’interesse dalla maggior parte dei player istituzionali.

Il futuro del Dogecoin, dunque, si lega prevalentemente a quello della community di Reddit, Twitter e Twitch e alla peculiare figura di Elon Musk e dei suoi tanti ammiratori.

Il 2021 ha insegnato che la domanda “Il Dogecoin avrà vita lunga?” è completamente sbagliata. Il Dogecoin risponderà con la crudele ironia dei mercati: l’asset più sottovalutato è allo stesso tempo quello che ottiene i risultati migliori.

Al contrario, invece, Ethereum è il migliore esempio di piattaforma DeFi capace di ottenere risultati e le stime e gli studi di team di analisti come quelli di JP Morgan parlano chiaro.

Dal punto di vista pratico questo si traduce in un perfetto rapporto simbiotico e non vi è dubbio che ambo gli asset debbano essere presenti all’interno di un portafogli di criptovalute.

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