Le principali criptovalute in circolazione, come Ethereum e Bitcoin, sono considerate da voci autorevoli come Goldman Sachs come una nuova “asset class”.

E con buona ragione, dal momento che queste criptovalute classiche non legano il loro valore a quello di un asset sottostante, bensì alla fiducia dei mercati nelle valute virtuali.

Questo, naturalmente, espone il mercato delle criptovalute a forti oscillazioni di valore. Famosa è la recente affermazione di Mario Draghi per cui:

“l’euro è sostenuto dalla Banca Centrale Europea, il dollaro americano dalla Federal Reserve. Le monete sono sostenute dalle banche centrali o dai loro governi. Nessuno sostiene Bitcoin.”

Per ovviare al problema della volatilità e rendere le criptovalute stabili, è stato ideato il sistema degli Stablecoin. Gli stablecoin sono criptovalute il cui valore è basato su un bene esterno alla piattaforma blockchain, tipicamente una valuta fiat come il dollaro americano o una materia prima preziosa come l’oro.

Conoscere i principali tipi di Stablecoin

Essendo ancorati ad un altro asset, il valore degli Stablecoin non seguono le stesse logiche delle valute digitali classiche. Questo mette i potenziali investitori al riparo – almeno fino ad un certo punto – dai possibili crash (grandi perdite di valore delle criptovalute) che, sin dalla nascita del settore, si sono succeduti ripetutamente.

Inoltre, in economie ad alta inflazione, gli Stablecoin possono proteggere il potere d’acquisto dei cittadini, basandosi peraltro su una blockchain, con tutti i vantaggi in termini di sicurezza che questo comporta.

Un altro punto che accomuna gli Stablecoin è che l’ancoraggio con l’asset di base è effettuato off-chain, cioè al di fuori della piattaforma che supporta la criptovaluta di riferimento. Solitamente, un’autorità finanziaria terza regolamentata, interviene a fare da garante per l’ancoraggio, con ulteriori risvolti positivi per quanto riguarda la sicurezza.

Conoscere i principali tipi di Stablecoin

Esistono però diversi tipi di Stablecoin, con diversi sottostanti, diverse modalità di ancoraggio del valore del token con quello del sottostante e diversi benefici e svantaggi. Vediamo quindi quali sono i principali tipi di stablecoin:

  • Fiat-Collateralized, basati su una valuta fiat;
  • Commodity-Collateralized, basati su una materia prima;
  • Crypto-Collateralized, basati sul valore di un’altra criptovaluta;
  • Non-Collateralized, posti sotto la governance di un algoritmo o processo.

1. Fiat-Collateralized: Stablecoin basati su valute

Gli Stablecoin basati su valute fiat ancorano il valore di una valuta “reale” a quello di una criptomoneta. Ad oggi, il sottostante valutario più popolare sono i dollari americani, ma nulla vieta l’ancoraggio ad altre valute tradizionali.

Il procedimento di ancoraggio è piuttosto semplice: il capitale viene raccolto nella valuta che farà da sottostante, depositato presso un’autorità terza che farà da garante, poi vengono emessi e distribuiti i token, in genere tramite exchange di criptovaluta. Questo tipo di stablecoin sono ancorati sulla base di una ratio 1:1. Ciò significa che ogni token equivale ad una unità della moneta sottostante.

Un primo svantaggio di questo tipo di Stablecoin è che viene completamente persa la decentralizzazione tipica delle piattaforme di blockchain, dal momento che ci si affida a un’unica entità terza per fare da garante. In secondo luogo, sono stati sollevati dubbi relativi alla trasparenza dell’autorità garante.

Questo secondo problema si è presentato in relazione a Tether (USDT), famoso Stablecoin ancorato al dollaro americano. In particolare, esiste il dubbio che Tether abbia emesso una maggiore quantità di USTD rispetto dollari reali presenti come riserva.

Per questo, nel 2019 Tether è stata investigata dal Dipartimento di Giustizia americano per possibile manipolazione del mercato, nonostante fosse—e sia tuttora—lo stable coin con la più alta capitalizzazione di mercato.

Un’alternativa che sta acquistando popolarità al momento è USD Coin (USDC).

2. Commodity-Collateralized: Stablecoin con sottostanti materie prime

I commodity-collateralized Stablecoin hanno come bene ancora una materia prima. La più popolare è sicuramente l’oro, ma esistono Stablecoin basati sul petrolio, il mercato immobiliare, e altri metalli preziosi. Anche in questo caso, la ratio tra la criptovaluta e il bene sottostante è 1:1. Di conseguenza, se si decide di acquistare una criptomoneta basata sull’oro, un token sarà equivalente ad un grammo d’oro.

Il meccanismo di gestione è pressappoco lo stesso rispetto agli Stablecoin basati su valuta fiat: viene raccolto il capitale e utilizzato per acquistare l’oro o altra materia prima, l’oro viene depositato presso un’autorità garante e viene emesso un certificato digitale che attiva lo smart contract per emettere nuovi token.

Questo tipo di Stablecoin—che comprende Digix Gold (DGX), Tiberius Coin (TCX) e SwissRealCoin (SRC)—è particolarmente apprezzato per aver “democratizzato” l’accesso a certi beni di lusso, sui quali in precedenza erano necessari grandi capitali per poter investire: dall’oro al mercato immobiliare svizzero.

Un ulteriore vantaggio è che il valore della materia prima sottostante potrebbe persino apprezzarsi nel tempo. Questo è sicuramente vero per l’oro, mentre il petrolio presenza una volatilità più elevata. Rimane però lo svantaggio, presente anche con gli Stablecoin basati su valute reali, della mancanza di decentralizzazione, che si traduce in una minore garanzia di sicurezza.

3. Crypto-Collateralized: Stablecoin basati su altra criptovaluta

Gli Stablecoin basati su un’altra criptovaluta utilizzano la criptomoneta “base” per assorbire eventuali fluttuazioni di prezzo tramite over-collateralization o sovra-garanzia, in modo da ridurre i rischi presentati dalla volatilità.

Crypto-collateralized: Stablecoin basati su altra criptovaluta

Utilizzare la sovra-garanzia significa che, ad esempio, per acquistare l’equivalente di 1000€ in Stablecoin token, dovrai versare un valore pari a 2000€ nella criptovaluta che fa da ancora. In questo modo, avrai una garanzia del 200%. Se il prezzo della criptomoneta sottostante dovesse scendere, ad esempio, del 25%, il tuo investimento sarebbe tutelato, perché i tuoi 1000€ in Stablecoin sarebbero ancora “coperti” dai 1500 rimanenti nella criptomoneta che fa da ancora.

Un ulteriore vantaggio è che, se il valore della criptovaluta sottostante scende sotto una certa soglia, gli stablecoin vengono automaticamente liquidati. Inoltre, questo tipo di stablecoin si basa su un modello decentralizzato: non vi è infatti un’unica entità a fare da garante dell’operazione. Questo si traduce positivamente in termini di sicurezza e flessibilità, dal momento che spesso è possibile investire in più valute digitali contemporaneamente per distribuire i rischi.

Il più famoso Stablecoin garantito da altra criptovaluta è DAI, offerta da MakerDAO e basata su Ethereum. Questo fa in modo che il prezzo di DAI possa essere controllato tramite smart contract, garantendo una certa stabilità.

4. Non-Collateralized: Stablecoin senza una base reale

Quest’ultimo tipo di Stablecoin non è basato su alcun asset reale. Questo potrebbe sembrare controintuitivo, visto quanto si è detto finora sulla necessità dell’ancoraggio a un bene reale per eliminare, almeno parzialmente, la volatilità delle criptomonete. La contraddizione, però esiste soltanto in apparenza, perché il sistema si affida a un algoritmo per controllare l’emissione di Stablecoin.

Ad esempio, se la domanda cresce improvvisamente, l’algoritmo permetterà di creare nuovi token per evitare che i prezzi salgano oltremodo. Al contrario, se la domanda di Stablecoin è bassa, alcuni di quelli presenti sul mercato verranno ricomprati per farne salire il prezzo.

Gli Stablecoin senza collaterale sono sicuramente la forma più decentralizzata e indipendente. D’altra parte, l’assenza di un asset sottostante fa sì che, nel caso di un crash, non vi sia nessun bene o moneta in cui poter liquidare i propri token per limitare le perdite. Pioniere in questa categoria è stato Basis (che ha cessato le attività nel 2018 a causa di vincoli normativi), seguito da Ampleforth.

Ethereum è uno Stablecoin?

Dal momento che, ultimamente, Ethereum sta acquistando sempre maggiore popolarità e brillanti recensioni, ci si potrebbe domandare se si tratti di uno Stablecoin.

Ethereum, però, non lo è. Si tratta di una piattaforma decentralizzata basata sulla blockchain che si può impiegare in una serie di modi diversi, dall’effettuare pagamenti digitali all’exchange di criptovalute, fino all’esecuzione di contratti intelligenti.

Neppure Ether—la criptovaluta che rappresenta il marchio di fabbrica di Ethereum—è uno Stablecoin, e si situa fra le criptovalute classiche. È comunque possibile acquistare token di Stablecoin sulla piattaforma Ethereum, ma non bisogna fare confusione fra questi due concetti.

Come si diceva all’inizio dell’articolo, gli Istituti Finanziari tendono ancora oggi ad essere molto cauti quando si parla di valute virtuali. Lo stesso Mario Draghi da diversi anni mette in guardia i potenziali investitori rispetto alle oscillazioni di mercato che possono pesare sul valore di una criptovaluta.

Insomma, è innegabile che il mercato delle criptovalute è soggetto a oscillazioni, sia verso l’alto che verso il basso. Esiste però un risvolto positivo di questo dato di fatto: le normali variazioni di prezzo delle criptomonete, infatti, rendono possibile guadagnare denaro tramite investimenti in CFD su Ethereum.

I vantaggi di investire in CFD su Ethereum

I CFD, o Contratti per Differenza, sono strumenti finanziari appartenenti alla categoria degli strumenti derivati. Il loro valore deriva da altre tipologie di strumenti d’investimento, che si chiamano “sottostanti“.

Nonostante la definizione complessa, il procedimento è veramente semplice. Nello stipulare un CFD, l’acquirente si impegna a pagare al venditore la differenza fra il valore corrente di un certo bene e il suo valore al termine del contratto, stabilito dopo un certo tempo.

L’acquirente, quindi, generalmente guadagna denaro quando il valore dell’asset aumenta durante il periodo designato dal contratto. In quel caso, sarà il venditore a dover corrispondere la differenza di prezzo.

Con i CFD, però, si può investire anche in short-selling, cioè “scommettendo” che l’azione o asset perderà di valore nel periodo seguente. In questo modo, diventa remunerativo anche investire su un bene che normalmente causerebbe agli investitori una perdita di denaro.

I CFD sono ampiamente utilizzati per fare trading in maniera semplice e con capitali anche molto bassi, dato che non è necessario possedere l’asset sottostante. La buona notizia è che questo strumento finanziario può essere utilizzato anche per investire su Ethereum, sfruttando proprio quella volatilità che è l’incubo delle istituzioni finanziarie.

I migliori Broker per investire su Ethereum

Se hai deciso di investire in Ethereum, probabilmente ti stai chiedendo dove e come comprare e vendere Ethereum. Esistono numerosi broker online che permettono di acquistare e vendere criptomoneta, ma di sicuro OBRinvest è quella che spicca tra le piattaforme per il trading di criptovalute.

Infatti, non soltanto è molto semplice da utilizzare per chi è alle prime armi, ma è anche ricca di opzioni investire in modo sicuro e personalizzato per gli utenti più esperti. Questa piattaforma, infatti, permette anche di investire su Ethereum utilizzando i CFD.

Al momento, le previsioni su Ethereum sono particolarmente positive. Nel giro di un anno, il valore di un Ether è passato da circa 300€ a quasi 3.300, aumentando quindi di 11 volte. E le previsioni per il 2022 vedono il prezzo sfiorare i 13.000€.

Per avere ulteriori informazioni ed essere sempre aggiornati è buona pratica seguire le news su Ethereum, ma in ogni caso, usando i giusti strumenti d’investimento a tua disposizione, potrai guadagnare denaro investendo in Ethereum in modo sicuro, a prescindere dalle condizioni dei mercati finanziari

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